BaCo e Sentieri Metropolitani

S_M & Ba.Co.
AL CENTRO DELLA PERIFERIA

PRESENTAZIONE
“Noi siamo Baranzate”. È il paese più multietnico d’Italia, a 10 km dal Duomo di Milano, oltre Quarto Oggiaro, prima di Arese, di fianco all’Expo. Da poco Comune, da molto periferia di passaggio. La campagna ha accolto le prime fabbriche durante la guerra, richiamando il bisogno di alloggi per i lavoratori provenienti dal Sud. Oggi, sempre lo stesso bisogno di lavoro e di case dal costo abbordabile, richiamano la nuova immigrazione, quella extracomunitaria.
Un prezioso potenziale da cogliere per crescere: in cammino per leggere la nostra contemporaneità.

Trek giornaliero
ITINERARIO

Villa Scheibler, via Val Trompia, Vialba, Roserio, Ospedale Sacco, Baranzate via Milano, via Gorizia, Biblioteca “Il Quadrato”, via Sauro, via Manzoni, via Giovi, via Milano, via Aquileia, Casa di reclusione di Bollate 
media tappa: ore 3,30 (escluse le soste)
ascesa: 50 metri –  discesa: 50 metri
sviluppo: 10 km
Valutazione: facile
 Viaggio con mezzo pubblico

  1. VIALBA – OSPEDALE SACCO

Vialba è un quartiere di Milano posto al confine con i comuni di Novate Milanese e Baranzate; fu nominata per la prima volta, come Villalba, nel 1346 e apparteneva alla Pieve di Bollate. L’area aveva un carattere decisamente rurale, ma, dopo la prima guerra mondiale, ci fu la necessità di arginare la diffusione della tubercolosi, in forte ripresa al termine del conflitto; questo indusse il Comune di Milano ad iniziare nel 1927 la costruzione del Sanatorio di Vialba, uno dei primi tisicomi di pianura sorti in Italia. Inaugurato il 28 ottobre 1931 fu convertito nel 1971 in Ospedale Generale Provinciale e, nel 1974, intitolato al medico ed igienista lombardo Luigi Sacco. È centro di riferimento per le emergenze epidemiologiche e le patologie infettive.

2. CGE – FASSINA

…E dal capolinea a frotte arrivavano i lavoratori delle fabbriche, molte erano donne.
Vicino vi era la tabaccheria-tavola calda, una cascina con la vocazione della ristorazione. Le bancarelle popolavano i marciapiedi nelle ore delle pause mensa. Più avanti il camioncino che vendeva la frutta e che aveva il suo giro di clienti. Tutti andavano di fretta mentre le sirene scandivano il tempo…

La CGE – IMPERIAL è stata una delle più grandi realtà industriali di Baranzate che produceva elettronica di consumo (TV, radio). Nel 1941 divenne FIAR e nell’immediato dopoguerra CGE: specializzata nella produzione dei televisori in bianco e nero, e nello stabilimento baranzatese fu infatti costruito il primo televisore a colori di produzione italiana.
Dopo diversi passaggi societari nel 1996 lo stabilimento è stato dismesso.

3. IL VILLAGGIO GORIZIA

“Nonno, ma dove siamo? (…) “L’alveare si chiama”. “Ti ho portato a vedere dove vivevo io quando sono arrivato a Milano dalla Sicilia. Avevo nove anni.” (…) Le ho indicato la facciata squamata e cadente dell’alveare, poi l’ho portata nel cortile dove c’era un gruppo di negri con le facce forse da delinquenti forse da poveri cristi. (…) “ Qui niente è cambiato (…) Ci passano sempre gli ultimi degli ultimi e questi posti li accolgono, schifosi ma aperti, brutti ma generosi. Buoni come le suore missionarie. Forse sono loro la vera casa di Dio, non il Vaticano o le altre chiese piene d’oro, di stucchi veneziani e di arazzi”.

Da “L’ultimo arrivato” di M. Balzano

4. LEON BEAUX

L’edificio fu costruito dal famoso farmacista milanese Carlo Erba alla fine 1800, quando, oltre ad acquistare i terreni per coltivare erbe medicinali, impianta la fabbrica per la produzione del “tamarindo erba”. Questa fabbrica crea una piccola rivoluzione a Baranzate, sino ad allora solo un centro contadino: ha inizio l’utilizzo della manodopera femminile, mentre gli uomini si dedicavano ai lavori nei campi. Nel 1895 la Carlo Erba trasferisce l’attività altrove e lo stabilimento passa alla Leon Beaux con la produzione di munizioni da caccia, da tiro e da guerra. Nel 1973 la Leon Beaux chiude i battenti ed è tuttora un’area dismessa.

5. LA CHIESA DI VETRO: POVERTA’, RIGORE E BELLEZZA

L’arcivescovo Montini, nel dopoguerra lanciò una campagna per le nuove chiese a Milano e dintorni con l’obiettivo di conciliare modernità, rigore, austerità: fu chiamato progetto Chiese Povere, per il quale cercò la collaborazione dei migliori architetti e dei loro allievi. Due giovani trentenni, Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti, coadiuvati dall’ing. Aldo Favini, proposero per Baranzate un progetto rivoluzionario. Ne venne fuori uno degli esempi più importanti di architettura ecclesiale moderna. Nostra Signora della Misericordia venne consacrata il 7 novembre del 1958 dallo stesso cardinal Montini.

6. PALAZZONE VIA AQUILEIA 12

Realizzato a metà degli anni Sessanta dall’architetto Marco Romano, il progetto offriva l’opportunità di comprarsi casa agli operai dell’Alfa Romeo che arrivavano dal Sud. Oggi gli immigrati sono perlopiù stranieri. Anni di incuria e assenza cronica di manutenzioni l’hanno trasformato in uno stabile fatiscente e pericolante. Un palazzo in crisi costante da cui si gode, come una beffa, una splendida panoramica del sito Expo.

7. SAN VINCENZO LE CASCINE

Guardando tra le pieghe… Baranzate nasce come centro rurale. Composto da cascine (detti focolari), supportò l’avvento dell’industria tessile con l’allevamento dei bachi da seta: economia che fece incrementare il numero dei focolari e delle famiglie impiegate nei campi. Sulla via centrale, via Sauro, è posto l’edificio più antico: la piccola chiesa dedicata a San Vincenzo. Ora sconsacrata, riporta uno scritto del XIII secolo in cui si cita: “in plebe bolate, in barenzate, ecclesia sancti Uicentii”.

Il Giorno 10 aprile 2017
Il Notiziario 31 maggio 2017

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